BIANCA MARIA SEZZATINI
Finalmente un POP MUSICAL per tutta la famiglia! Grandi e piccoli al centro di un’opera nuova, che sa parlare con la lingua di oggi e con la musica più attuale nelle sue multiformi espressioni (dalla ballata pop, al rock, al rap).
La colpa è dei grandi? Opera totalmente inedita, narra, con un linguaggio contemporaneo, di un gruppo di ragazzini, dei loro sogni, dei loro disagi non espressi, di quella galassia di sofferenze interiori non dichiarate, dietro la quale spesso si fa scudo anche il bullo di turno.
Per la prima volta in un musical cinque protagonisti davvero adolescenti ( già noti al mondo dello spettacolo come interpreti di fiction Rai, Mediaset e provenienti da “Ti lascio una canzone”): Federico Inganni, Angelica Cinquantini, Sarah Schlingensiepen, Francesco Esposito, Gianmarco Colucci – che portano personaggi con un preciso profilo psicologico, con un vissuto in cui tanti loro coetanei hanno potuto riconoscersi e identificarsi.
Le loro storie si intrecciano con quelle dei “grandi” e hanno portato a ragionare sulla realtà odierna della famiglia , facendo aprire un piccolo sipario nella coscienza di tutti gli spettatori. Sin dal primo minuto questo spettacolo ci porrà davanti a un difficile interrogativo: “Di chi è la colpa?” La colpa di quei comportamenti che si traducono nel disagio adolescenziale? Una tematica più che attuale, che viene affrontata con il il giusto equilibrio , tra momenti divertenti e momenti di coinvolgente riflessione.
Con estrema facilità si tende ad attribuire la responsabilità agli adulti, alle carenze del sistema educativo, ma il quadro è ben più complesso ed è in gran parte determinato da dinamiche sociali più ampie nelle quali anche l’adulto si trova ingabbiato, risentendo di condizionamenti che orientano le sue scelte e i suoi comportamenti. Così la famiglia è l’ambiente in cui si riflettono inevitabilmente le incongruenze e le discrasie di una società alla deriva.
E mentre in scena si è dispiegata la vita vera, le canzoni rivelano il cuore, l’universo del “non detto” che si cela dietro il comportamento di ciascuno di noi, e le coreografie hanno saputo dipingere stati d’animo, ricreare ambienti ora reali ora ideali ed esaltare l’energia “giovane” che anima l’intero spettacolo.
Infine, una sorta di onirico tribunale ha visto grandi e piccoli fronteggiarsi per testare concretamente la possibilità di una costruttiva e risolutiva conciliazione.