AUSILIA GUERRERA
L’importanza di chiamarsi romanzo. E di stimolare sempre e comunque la lettura; così chiosa, glissando sibillina, la porno-mamma E.L. James, pseudonimo di Erika Leonard, autrice della trilogia “Cinquanta sfumature di grigio; Cinquanta sfumature di nero; Cinquanta sfumature di rosso”, vellicata, sufficientemente contestata, nonché protestata da mezza stampa internazionale, per i cinquanta gradini sotto la letteratura, dove pare si trovi confinata, a detta dei critici, la suddetta trilogia e la loro autrice. Stando al processo alle intenzioni, la sua non sarebbe letteratura, ma un romance voyeuristico occhieggiante al rosa shoking alla Harmony. Niente a che vedere dunque con Le sventure della virtù “Justine” del Marchese de Sade.
Osteggiata anche dalle femministe, le quali notano (somma frustrazione!) che il messaggio subliminale veicolato, volente o nolente, dalla pruriginosa fantasia della ex produttrice-autrice E.L. James, è che le donne, rampanti agguerrite e indipendenti, siano portatrici sane di masochismo nonché frequentatrici di camere da letto sadomaso – ora più che mai dopo la lettura delle sue “sfumature”!… – in verità solo per nostalgia del vecchio focolare domestico e del tanto bistrattato ruolo sottomesso femminile; dunque per un desiderio recondito e inconfessato di dipendere da un uomo, sempre più algido ed efebico, nella realtà dei fatti. Per cui le leggi della storia atavica e ancestrale si riprenderebbero la loro “naturale” rivincita a letto, ribaltando decisamente la feroce legge della competizione del mondo del lavoro che vede i due sessi pari e patta. Il che è tutto dire, basti pensare alla questione delle quote rosa sul lavoro, irrisolta e da verificare, così come la presunta aggressività sociale delle donne emancipate e in carriera, che coverebbero ed evocherebbero nel loro intimo questa smania estenuante di arrendevolezza inappagata “frustrata” e di erotismo masochista. Agli occhi della donna, l’uomo in questa astrazione erotica urticante, ha un privilegio essenziale: egli gli appare come la rivelazione dei suoi meriti singoli e del suo stesso essere (!); dove le funzioni di oggetto e di giudice non sono dissociate. Fra gli uomini e le donne non c’è fratellanza, ma una briga continua.
Nel profondo l’uomo desidera che la lotta resti un gioco, mentre la donna vi impegna il suo destino; questa è la vera vittoria dell’uomo, liberatore o conquistatore (non importa): che la donna lo riconosca liberamente come il proprio destino. Che questo venga spacciato da una sociologia da salotto dei talk-show per un effetto collaterale proprio del femminismo, è tutto da dimostrare; perché ciò stride, invece, con i portati del post-femminismo, che disconosce, per partito preso, una tale “sfumatura” libertina delle donne “libere” finalmente anche di lasciarsi reificare. Esito trionfale del femminismo! Non è una questione di dignità, ma di saldezza intellettuale, dello spirito: quanto si può resistere a una simile pochade, senza perdere alla lunga il proprio senso di sé? Forse basta pensare che è un gioco erotico fine a se stesso, che non conduce necessariamente a una gerarchia fra i due sessi. Ecco l’astuzia e le rivincite del “pudore”! Una condotta amorale non c’entra, perché si vola incontro alla propria libidine come in un labirinto di specchi dove i sensi rimbalzano, da cui, se non hai perso il filo, ne esci lusingata o lunatica o invasata… ma non è questo il punto! Il sadomasochismo è un ponte fra il conscio e l’inconscio; è una di quelle fantasie che si insediano al centro di un’immaginazione nevrotica prendendo valore d’apologo. La polemica, non a caso, infuria: virilità, fascino, seduzione, crudeltà: a queste segrete virtù, a queste qualità vitali, si può accordare valore?
Come asseriva Freud il sadismo esiste in natura, in tutti gli individui, ma allo stato puro mai, e nemmeno può darsi il caso di una società che lo pratichi e ne discetti senza annacquarlo almeno un poco. Con la Trilogia siamo ben lungi da una descrizione veramente demonologica, alla Sade. Più che un caso letterario, il best-seller scabroso, ribattezzato sex-seller, da dieci milioni di copie – che racconta la vicenda di una giovane un po’ naif Anastasia Steele, l’eroina, che voluttuosamente si lascia sedurre e ghermire dal protagonista Christian Gray, e sopraffare dai suoi scudisci – è un caso sociologico, per il polverone sollevato dall’esordiente autrice inglese. Vagamente ispiratasi alle vicende di Twilight, per ammissione della James stessa, motivata alla scrittura dal vampirismo sexy dei personaggi adolescenziali della fortunatissima saga.
Se il successo è un barometro sociale sufficiente e significativo, beh!, siamo certi che allora un ennesimo tabù è stato sfatato: quello dei desideri repressi delle donne. Le immaginiamo strisciare rasenti le mura delle librerie ad accaparrarsi, di soppiatto, una copia della trilogia, furtivamente, per un senso del pudore molto più spiccato degli uomini, sempre liberi invece di essere se stessi, anche di assecondare i loro sogni erotici e …di scudisciare. Chissà cosa ne penserebbe di questa “parità” fra le lenzuola, della sottomissione femminile – assurta a scadente letteratura erotica – come nuovo acme della voluttà delle donne, sempre meno padrone dei loro sensi, di questa libertà a rischio, la madre de Il secondo sesso, Simone de Beauvoir? …se questa è una donna?!